La libertà dei traghetti poteva essere concessa soltanto a chi aveva raggiunto i trent'anni d'età ed avesse lavorato, per almeno quattro anni, come barcaiolo "de casada" (ovvero presso un privato). Per libertà s'intendeva il diritto, acquistato od ereditato, d'occupare un posto nei traghetti ed esercitare quindi il mestiere di barcaiolo. I nuovi barcaioli dovevano pagare una tassa di "ben entrada" alla rispettiva fraglia e prestare giuramento d'obbedienza al gastaldo. A partire dall'anno 1531 fu proibito di concedere libertà alle donne. Lo Stato legiferò in merito ad assunzioni, vendita e numero di "libertà" ammesse su tutti i traghetti (Ogni traghetto, in proporzione al numero delle sue libertà, doveva fornire un certo numero d'uomini da remo per le "pubbliche galee" (come dovevano fare del resto altre corporazioni).
I barcaioli non potevano portare durante il servizio nessun tipo d'arma, né giocare a carte e soprattutto non potevarlo esercitare il mestiere al di fuori dei traghetti d'appartenenza. Il prezzo del passaggio da una riva all'altra era in origine contrattato liberamente fra trasportatore e trasportato: in seguito fu fissato dagli statuti delle varie fraglie. Il governo veneziano intervenne d'autorità nel fissare le tariffe soltanto nel 1578; tale ingerenza ci mostra l'importanza della funzione dei traghetti nella vita cittadina, anche in un periodo in cui i ponti erano già numerosi. Dopo tale data, le magistrature cittadine emanarono frequentemente disposizioni per rendere omogenee sia le tariffe sia i servizi offerti dai vari traghetti. Fu fissato anche il numero massimo di passeggeri consentito per ogni imbarcazione ed emesso l'obbligo del servizio notturno.
La maggior parte dei traghetti cittadini erano sul Canal Grande, in altre parole sul canale che offriva maggior distanza fra le rive opposte. Il Canal Grande era, all'epoca, anche il porto commerciale di Venezia e sulle sue rive erano dislocati i magazzini delle merci più importanti. Ancora oggi alcune sue rive conservano i nomi di "riva del vin", "riva del carbon" e "riva dell'ogio" (olio). Su quest'ultima esisteva anche lo stazio delle "barche di Mestre", uno dei "tragheti de fora". Nei pressi di Rialto era posto anche l'approdo dei principali traghetti "de fora" (quei traghetti che, in pratica, assicuravano il trasporto delle merci con le città della terraferma, attraverso la fitta rete fluviale interna). Si valuta in circa un. migliaio d'unità il numero delle imbarcazioni usate per i traghetti (sia quelli della città sia quelli extraurbani).I traghetti avevano infatti da un minimo di 20 libertà (traghetto di Santa Lucia) ad un massimo di 40 (San Barnaba e San Stae). Erano impiegate imbarcazioni a fondo piatto di vari tipi secondo il percorso ed il genere dei materiali da trasportare: i natanti destinati ai traghetti cittadini non dovevano differire di molto dai "gondoloni da parada" usati al giorno d'oggi per l'attraversamento del Canal Grande. Con la progressiva edificazione dei ponti in pietra si vennero a creare percorsi pedonali alternativi che fecero scemare l'importanza dei traghetti cittadini sui canali interni (erano una quindicina) fino a decretarne la scomparsa.
Il "Burchiello" era l'imbarcazione per il viaggio fino a Padova, lungo il Brenta.
La crisi politico-economica conseguente alla caduta della Repubblica di Venezia portò ad una riduzione degli addetti al trasporto urbano a remi ed ulteriori contrazioni avvennero dopo gli interramenti ottocenteschi di molti canali interni. La realizzazione del ponte ferroviario translagunare e l'adozione del motore provocarono la fine dei traghetti "de fora. La costruzione del ponte degli Scalzi e di quello deii'Accademia e lo spostamento dei poli produttivi cittadini condussero alla chiusura dei traghetti di San Geremia, della Carità e di San Vio. Oggi sopravvivono, grazie all'Istituzione per la protezione della gondola e la tutela del gondoliere,otto traghetti che effettuano un utilissimo collegamento delle rive del Canal Grande. I "sopravvissuti" meritano una menzione: Santa Lucia, San Marcuola, Santa Sofia, San Silvestro, San Tomà, San Samuele, Santa Maria del Giglio e Dogana.
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